Counselor vs psicologi

 E' di questi giorni la nuova sentenza del TAR sulla questione counselor/psicologi. Questione che ritengo fondamentalmente "di lana caprina" -come affermerebbe il mio prof di latino del liceo. Non vi annoierò riportando quindi dati, parole e via dicendo. Chi è interessato trova il tutto facilmente su internet. Sento solo il dovere di esprimente la mia opinione.
In questo paese ahimè Ci si trova sempre a navigare non a vista ma ad ignoranza, arrancando per mantenere il proprio orticello e lo status quo che però necessariamente deve evolversi.
Non voglio difendere per partito preso la mia categoria professionale (nella quale come ovunque c'è tanta gente che vende fumo e poco arrosto), ma mi fanno sorridere gli psicologi spaventati da un nemico che non conoscono, tremanti per la paura che la loro ormai piccola torta (e non per colpa nostra...) di clientela si stia riducendo sempre più.Resto fermamente convinta che lo psicologo sia una cosa, lo psicoterapeuta un'altra (e quanto ci avete mangiato cari psicologi sulla confusione tra queste due figure!!!) e noi counselor un'altra ancora. Nostra colpa forse non essere riusciti a farvelo capire chiaramente. E vostra aver approfittato dell'occasione per guadagnare qualche centinaio di euro in più fondando scuole di Counselling, facendo lezioni e docenze varie. Ho lasciato a metà del mio percorso una scuola di Counselling (questa con 2 L - chi ha orecchie intenda) sapete perché? Perché tra gli insegnanti non c'era neanche un counselor, bensì tutti psicologi e psicoterapeuti... Allora chi l'ha creato il "mostro"? In questo caso vi faceva comodo? Guardatevi in casa, quindi.

Capito il giochetto ho cambiato scuola, una scuola seria che sa che il Counseling (una L!) e' relazione. Relazione che sostiene e guida, relazione che aiuta a capire, ma non cura perché non c'è niente da curare.
Chi viene dal counselor non è malato, ma ha bisogno di far chiarezza. Siamo in una società in cui manca la relazione, manca la fiducia ed è invece altamente giudicante quindi non si ha nessuno che in modo oggettivo, distaccato sappia ascoltare.
I miei clienti sono principalmente donne che si sentono sole, che sentono il peso di dover affrontare problemi e difficoltà senza le solide radici che un'unione stabile e sincera o una famiglia d'origine salda possono ad esempio dare.
I miei clienti sono studenti che Alla fine del percorso universitario hanno paura per il futuro e non sanno quale strada prendere.
I miei clienti sono uomini e donne ad un bivio e hanno bisogno di far luce su cosa vogliono veramente.
I miei clienti sono 40/50enni che sentono di avere lasciato da parte ciò che amavano fare e non hanno la forza per ritrovare i loro talenti.
I miei clienti NON sono persone bipolari, tossicodipendenti, nevrotici, borderline etc.
I miei clienti sono persone  che hanno bisogno di riallacciare la relazione con se stesse per capire cosa vogliono davvero e trovare la forza di farlo.
Andare da un counselor e' come munirsi di una bussola prima di partire per un viaggio, in una battuta, non è farsi la terapia antimalarica!
Queste persone non hanno bisogno di essere clinicizzate, queste persone hanno solo bisogno di uno specchio che gli consenta di guardarsi negli occhi. Hanno bisogno di essere sostenute. E il counselor accoglie e sostiene.
In ultimo però sento che è giusto fare anche un rimprovero concreto alle associazioni della nostra categoria professionale che, chi più chi meno, a quanto pare non sono state capaci di promuovere e far conoscere davvero questa figura. I giochi sono stati fatti solo tra gli addetti ai lavori ma l'utenza non ne sa niente. Ancora mi trovo a dover spiegare chi sono e cosa faccio ad amici, parenti, persone che incontro perché la gente non lo sa, vede solo i cartelloni delle scuole attaccati ai muri. Quindi counselor svegliatevi! Nei paesi anglosassoni, in alcuni paesi orientali (Singapore ad es), in gran parte di Europa e Australia la questione di cui sopra non si pone neanche. I counselor sono counselor e la gente lo sa!
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